10.3.         Analisi delle esigenze aziendali sotto il profilo genetico

   

Il primo passo del lavoro è consistito nello studio delle esigenze della singola azienda sotto il profilo genetico. 

Gli elementi considerati sono: 

  1. la rimonta, cioè la sostituzione delle vacche a fine carriera con nuove fattrici. Un obiettivo generale delle aziende è senz’altro il miglioramento della facilità di parto delle fattrici, a fianco ci possono essere altri obiettivi quali l’aumento di taglia, il miglioramento della muscolosità, la riduzione dei difetti alla nascita, la correzione di problemi morfologici;
  2. il parto delle manze: un altro obiettivo generale in tutte le aziende è quello di consentire alle manze di superare il primo parto con la minor incidenza possibile di problemi, anche a costo di rinunciare a qualcosa negli altri caratteri;
  3. la produzione di vitelli da ingrassare

oppure

  1. la produzione di vitelli da vendere a 20-30 gg
In funzione di questi obiettivi generali si può ipotizzare uno schema di lavoro di base:  
  1. poiché il tasso di rimonta è il 15% circa della consistenza delle vacche e poiché metà dei nati sono maschi, poiché infine è necessario avere un certo margine di sicurezza, sia per ovviare agli scherzi della natura (possono nascere più maschi che femmine, per esempio) sia per poter fare delle scelte sulle manzette, possiamo pensare di destinare il 40%-50% di accoppiamenti alla rimonta; per questi accoppiamenti si usano i tori della linea allevamento, evidenziati dall’Anaborapi sul catalogo tori Buta Bin;
  2. poiché la rimonta è il 15% circa, questa è anche la percentuale di manze annuale e quindi di accoppiamenti con Tori da Manze: non si tratta solo di tori con Indice Facilità di Nascita positivo, ma provati e positivi proprio sulle manze.; 

Gli obiettivi c) e d) si differenziano leggermente, almeno in teoria: 

  1. si deve mediare tra esigenze di avere pochi problemi di nascita e nello stesso tempo garantire all’allevatore buoni accrescimenti e ottime rese in carne;
  2. si può dedicare un po’ più di attenzione alla facilità di nascita. 
In realtà in entrambi i casi i vitelli finiscono all’ingrasso, con la sola differenza che nel secondo caso li ingrassa un altro allevatore. Pertanto si può dire che il restante 35%-45% di bovine vengono accoppiate con Tori Carne. Tra questi vale la pena inserire un 10%-20% di tori giovani, perché:  

-       i tori giovani sono più selezionati dei vecchi per la facilità di nascita, tendono a ridurre i problemi diretti al parto (vedasi diagrammi alle pagine precedenti);

-       i tori giovani sono selezionati anche per accrescimento e muscolosità e tendono a migliorarli ulteriormente (cfr. Note conclusive sul Buta Bin);

-       derivano dalle più valide linee genetiche, ma, provenendo da stalle diverse ed essendo di generazioni più recenti, diminuiscono i problemi di consanguineità;

-       non hanno riservato spiacevoli sorprese agli allevatori negli ultimi 3-4 anni, da quando è in funzione l’attuale schema selettivo. 

Un ulteriore obiettivo generale da proporre agli allevatori è il contenimento della consanguineità per i motivi già illustrati in precedenza. Da questo punto di vista lo Schema Selettivo presta molta attenzione a mantenere un’ampia base genetica: è ovvio che si scelgono le linee genetiche migliori e quindi si riduce la variabilità in questo senso, ma è altrettanto vero che si selezionano linee femminili diverse e si accelera il ricambio generazionale e questo contribuisce a ridurre sensibilmente i problemi di consanguineità.

   

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