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7.2. Classificazione in base
all'alimentazione invernale
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Un altro possibile criterio di raggruppamento delle aziende è quello in base al tipo di alimentazione adottata durante la stagione invernale. I dati raccolti nelle aziende censite, pur manifestando una certa variabilità nelle modalità di distribuzione, sono fondamentalmente riconducibili a 3 diverse tipologie di alimentazione delle bovine che si distinguono nettamente tra loro. Tabella 7.12. Confronto tra tipologie gestionali diverse per l'allevamento della vacca (alimentazione invernale)
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P<0.05 ** P<0.01 Il
tipo più rappresentato prevede il ricorso all’insilato di mais unitamente
al fieno e ad una integrazione energetico-proteica, peraltro di limitata
entità, costituita da mangime quasi sempre di produzione aziendale. La
distribuzione degli alimenti avviene sotto forma di unica miscelata oppure,
più frequentemente, in successione. La
seconda modalità in ordine di importanza è basata unicamente su silomais
e fieno, senza alcun tipo di integrazione con mangime. La
terza tipologia prevede invece un’alimentazione secca costituita da fieno
e mangime, anch’esso quasi sempre di produzione aziendale. Dal
momento che le aziende visitate sono da ritenersi un campione rappresentativo
delle diverse realtà di allevamento della Piemontese, emerge una tendenza
ad orientare il razionamento delle bovine sempre più sul silomais (utilizzato
in quantità variabili nel 90% delle aziende censite) in luogo delle razioni
tradizionalmente utilizzate, a base di fieno e mangime. Sul
piano degli apporti nutrizionali non si riscontrano differenze significative
in termini di ingestione di sostanza secca e di energia. La presenza del
mangime determina un tenore proteico della razione significativamente
superiore e, di conseguenza, anche una superiore assunzione di proteina.
Le frazioni fibrose sono più elevate nelle razioni che presentano maggiori
quantità di fieno, cioè quelle a base di fieno e mangime o silomais e
mangime, mentre la presenza di amido è significativamente più alta nella
tipologia silomais + fieno + mangime (tabella 7.12). Tali
diversità, che peraltro si manifestano a livello di composizione della
razione più che di apporti giornalieri, non si riflettono in modo statisticamente
significativo sui parametri riproduttivi delle bovine. Fertilità e difficoltà
di parto si presentano piuttosto simili tra i diversi gruppi di aziende
ed anche la condizione corporea delle bovine sembra essere piuttosto omogenea.
La percentuale di tagli cesarei ed il peso dei vitelli sono invece sempre
sensibilmente superiori nelle bovine allevate nelle aziende che utilizzano
silomais, fieno e mangime. Come precedentemente evidenziato, la razione
adottata in queste aziende si caratterizza per un contenuto in amido decisamente
superiore rispetto alle altre, derivante dall’ampio uso di silomais e
dalla presenza del mangime, a sua volta composto in rilevante parte da
granella di mais. L’amido, che viene assorbito a livello intestinale sotto
forma di glucosio, stimola la produzione di insulina e determina una maggiore
tendenza all’utilizzo dell’energia per i processi di accumulo energetico,
favorendo quindi l’ingrassamento rispetto all’utilizzo per il mantenimento
e le altre produzioni (per questo motivo le razioni per l’ingrasso dei
vitelloni sono generalmente ricche di mais e conseguentemente
di amido). Tale tipo di azione potrebbe determinare un peggioramento dell’attitudine
al parto delle
bovine e giustificare l’incremento osservato nei tagli cesarei. I
risultati sono assolutamente sovrapponibili a quelli ottenuti sulle vacche:
si ravvisano differenze nella composizione della razione, ma non negli
apporti nutrizionali considerati su base giornaliera tanto per l’energia
quanto per la proteina. Gli apporti di amido sono invece superiori nelle
razioni a base di silomais,
fieno e mangime. Tra i parametri riproduttivi le difficoltà di parto,
la percentuale di tagli cesarei ed il peso dei
vitelli sono decisamente superiori nella tipologia silomais + fieno +
mangime, sia nella
stagione estiva che in quella invernale, senza tuttavia mai raggiungere
la significatività statistica. Complessivamente sembra quindi utile approfondire
con ulteriori sperimentazioni mirate la relazione tra l’insorgenza dei
problemi di parto e la quantità di amido apportata con la razione, essenzialmente
attraverso l’insilato di mais visto lo scarso utilizzo di mangimi nell’alimentazione
delle fattrici Piemontesi.
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P<0.05 ** P<0.01 |
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