|
6.4. Gli alimenti e il loro valore
nutrizionale
|
|
|
Uno degli obiettivi della ricerca è stato quello di definire gli apporti alimentari delle razioni somministrate a manze e vacche. Dai dati relativi all'autoapprovigionamento emerge, rafforzato, il forte legame che lega l'allevamento della razza Piemontese con il territorio regionale. Da questo si ottengono i foraggi, prativi e insilati, verdi o conservati, che rappresentano la base della razione somministrata agli animali. L'ambiente di allevamento della razza Piemontese è molto diversificato; le aziende sono presenti sia in pianura, sia in collina che in ambiente montano. Nell'ambito dello stesso ambiente, inoltre, si possono identificare condizioni pedo-climatiche e ambientali differenti che, inevitabilmente, si ripercuotono sulle caratteristiche dei foraggi. Ad esempio in pianura ci sono realtà irrigue, che dispongono della risorsa idrica per l'intera stagione vegetativa, alle quali si contrappongono ambienti asciutti che possono contare esclusivamente sugli apporti naturali. Operativamente sono stati prelevati campioni di foraggi in quasi tutte le aziende inserite nel progetto di ricerca con l'intenzione di effettuare un monitoraggio delle caratteristiche degli alimenti prodotti nei diversi ambienti. Complessivamente sono stati raccolti 149 campioni così ripartiti: - 70 campioni di fieno di prato polifita di cui: 32 di primo taglio, 20 di secondo taglio, 7 di terzo taglio, 8 di quarto taglio, 1 di quinto taglio e 1 misto di primo e secondo taglio - 2 campioni di fieno di loiessa - 3 campioni di fieno di panico - 3 campioni di fieno di medica - 21 campioni erba verde, di cui 4 di erba di pascolo e 17 di erba destinata al foraggiamento verde - 50 campioni di insilato di mais di cui: 22 di primo raccolto e 28 di secondo raccolto. La raccolta dei campioni, per quanto possibile, è stata plasmata in funzione delle tecniche di produzione e distribuzione degli alimenti con l'obiettivo di raccogliere informazioni mirate. Va da se che il data-base non può essere definito esaustivo ma rappresenta comunque un primo intervento di catalogazione di alimenti destinati all'alimentazione di soggetti di razza Piemontese. Di seguito sono illustrate e commentate le caratteristiche chimiche dei campioni, secondo la classificazione testè indicata. I campioni di fieno indicati come prato polifita, sono il prodotto ottenuto dallo sfalcio ripetuto nel corso della stagione di prati che possono essere avvicendati o permanenti. I prati rappresentano la principale risorsa foraggera per l'azienda di Piemontese. l'allevamento della razza è intimamente collegato e dipendente dalla presenza di questa coltura che assume oltre all'aspetto produttivo una importante valenza paesaggistica ed ambientale. Tabella 1. Caratteristiche chimiche dei campioni di fieno.
Il contenuto proteico è caratterizzato da un trend positivo parallelo all'avanzamento della stagione. Il primo sfalcio è quello con il minore apporto, pari al 9.2% della sostanza secca. Nel fieno di secondo taglio la proteina grezza ammonta all'11.5%. Nei tagli successivi il tenore aumenta ancora; si attesta al 15.0% al terzo taglio e si consolida a valori di 15.9% e 15.7%, rispettivamente, nel quarto e quinto taglio. Il tenore di fibra grezza (FG) e fibra neutro detersa (NDF) sono risultati costanti nel corso della stagione, con l'eccezione del quinto taglio, del quale peraltro è stato prelevato un solo campione. Per la FG i valori sono compresi nella forbice definita dai valori 30.2%, registrato al quarto taglio, e 33.4% rilevato per il primo taglio. Sul campione del quinto taglio è stato determinato un tenore in FG del 17.8%. Andamento, punto minimo e massimo per la NDF sono stati gli stessi del parametro precedente. Il fieno di quarto taglio ha un apporto medio di NDF del 54.6%. In quello di primo taglio aumenta fino al 60.6%. Il prodotto ottenuto dal quinto sfalcio ha un contenuto del 49.1%. Il tenore in ceneri si mantiene costante nel corso della stagione come emerge dalle analisi. I valori sono compresi tra 9.9% e 11.0%, registrati nel secondo e terzo taglio , rispettivamente. L'apporto in amido è costante nei primi tre sfalci, con tenori del 3.8%. Diminuisce nel quarto taglio (3.0%) e ritorna nel quinto taglio al valore indicato per i tagli precedenti. Il contributo del b-carotene è fluttuante nel corso della stagione. A valori elevati ad inizio stagione (10 ppm) succede una evidente caduta nel secondo e terzo taglio (4.3 ppm; 2.0 ppm). A fine estate si assiste ad una risalita dei valori (10.6 ppm al quarto taglio) che aumentano ancora nella parte conclusiva della stagione vegetativa quando raggiungono il valore massimo, di 13.7 ppm, al quinto taglio. Il contenuto dei minerali calcio e fosforo aumenta regolarmente nel corso della stagione per poi subire una caduta nella parte finale della stagione favorevole alla crescita dell'erba. Nel fieno di primo taglio il loro contenuto è pari allo 0.56% per il calcio e 0.30% per il fosforo. Nel secondo e terzo taglio si assiste, limitatamente al calcio, ad un aumento del 25% circa ogni intervallo di taglio. Il contenuto si stabilizza al quarto taglio (0.88%).A fine stagione il contributo diminuisce ma si mantiene a valori maggiori (0.63%) rispetto a quelli rilevati all'inizio di stagione. Il fosforo presenta aumenti costanti e analoghi a quelli del calcio nel secondo e terzo taglio con un'appendice nel quarto (0.50%) per concludere la stagione a valori lievemente inferiori (0.45%). Il tenore in sostanza secca si mantiene costante nel corso della stagione è risulta indipendente dall'ordine di taglio. Il valore medio della sostanza secca di un fieno è 87%. Il contenuto proteico, come atteso, aumenta nel corso della stagione per effetto della composizione vegetazionale delle cotiche, del rapporto graminacee/leguminose, condizionato dalle diverse condizioni climatiche. I valori di fibra, grezza e neutro detersa, indicano, per tutta la stagione, che lo sfalcio del foraggio avviene ad uno stadio di maturazione avanzato. Il valore, più elevato in assoluto per il fieno di primo taglio, dipende, principalmente, dalla lunghezza del periodo di crescita dell'erba, maggiore dopo la fase quiescente invernale rispetto all'intervallo fra due utilizzazioni successive nel corso della stagione. Le ceneri si attestano su valori prossimi o superiori ai dieci punti percentuali. Tale valore rappresenta la soglia oltre al quale è lecito ipotizzare possibili inquinamenti con particelle di terreno. Sarebbe opportuno evitarlo perché l'imbrattamento del foraggio può essere veicolo di patogeni, ad esempio clostridiosi, o, in situazioni croniche, causare fenomeni di alterazione della corretta funzionalità ruminale (geosedimentazione). Relativamente al tenore in amido i valori medi emersi dalle analisi sono allineati con quelli stimati per foraggi prativi ottenuti da cotiche oligo-polifite, sfalciate nelle condizioni fisiologiche precedentemente indicate. Il livello di b-carotene è variabile nei diversi foraggi per effetto dei trattamenti ai quali la materia prima, l'erba verde, viene sottoposta, sia durante il cantiere della fienagione, sia durante la fase di stoccaggio. In linea generale, è possibile considerare come accettabili i valori emersi dall'analisi chimica. Anche per calcio e il fosforo, come per altri parametri chimici, è la composizione vegetazionale, cioè il rapporto dinamico tra le principali specie di pregio pabulare, graminacee e leguminose, il principale fattore che ne influisce il contenuto e, quindi, il rapporto. I valori rilevati, in termini assoluti e relativi, sono quelli tipici dei prati di medio e lungo periodo del territorio piemontese. Tabella 2. Caratteristiche chimiche dei campioni di fieno di loiessa.
Il fieno di loiessa (Lolium multiflorum) è ottenuto dallo sfalcio dell'erbaio intercalare complementare, in linea generale, con quello di mais nel sistema colturale silomais più loiessa che permette di elevare la quantità di energia prodotta per unità di superficie (UFL/ha). Questo sistema colturale è tipico di realtà intensive e trova limitata diffusione nell'allevamento della razza Piemontese. In alternativa quello di loiessa può rappresentare l'erbaio primaverile in grado di fornire una elevata produzione di scorte laddove le disponibilità idriche sono limitate a questa stagione dell'anno o in condizioni asciutte. Dai dati dell'analisi chimica la sostanza secca, ovviamente, è allineata con quella di un qualsiasi altro fieno. Il tenore proteico, 7.7 ± 2.7%, è estremamente ridotto causa la maturazione molto avanzata al quale è stata sfalciata. I dati relativi alla fibra confermano il ritardo nell'epoca di utilizzazione. La fibra grezza si attesta al 36.6% della sostanza secca, al 66.4% quella neutro detersa. Il contenuto in ceneri, nonostante le condizioni in cui è praticata la fienagione, sono a livelli accettabili. Il loro valore, pari a 8.5%, è risultato confortante rispetto a quello medio di campo per questo tipo di prodotto. La percentuale di amido è superiore al quattro per cento (4.6%) sempre per l'epoca tardiva della raccolta. La stessa motivazione è la causa del ridotto contenuto di b-carotene (2.4%). Il contenuto e il rapporto per i due principali macroelementi minerali sono in armonia con quelli attesi per questo tipo di alimento. Tabella 3. Caratteristiche chimiche dei campioni di fieno di panico.
Il panico trova la sua collocazione come erbaio estivo dopo cereale vernino, generalmente l'orzo ma anche frumento. Ciò che lo rende appetito agli allevatori di Piemontese, un po' meno agli animali, sono la brevità del suo ciclo (tra la semina e la raccolta sono sufficienti 40 giorni) e l'elevata quantità di fitomassa ch produce. La massa è stoccata a bassi tenori di umidità (12%). Il contenuto proteico, 12.8 ± 2.1%, è migliore rispetto a quello medio tabellare catalogato per questo alimento. La fibra è abbondante come emerge, evidente, dai dati di FG (30.6 ± 2.6%) e NDF (64.9 ± 2.7%). Il dato delle ceneri non è disponibile. Considerate le condizioni di terreno, svantaggiose, e quelle stagionali, vantaggiose, nelle quali è praticata la coltura le attese sono per contenuti al massimo pari a dieci punti percentuali. Il tenore in amido è ridotto a solo il 3.4%; in considerazione dello stadio al quale è stato affienato, desumibile dai parametri fibrosi, probabilmente il contenuto in amido è da imputare alle caratteristiche varietali. Contenuto in calcio e fosforo nonché il loro rapporto sono in armonia con quelli degli altri foraggi di graminacee. Tabella 4. Caratteristiche chimiche dei campioni di fieno di erba medica.
Dallo sfalcio del medicaio è possibile ottenere sia il foraggio fresco da impiegare per la somministrazione immediata in mangiatoia, sia, dopo adeguata essiccazione, il fieno. I campioni prelevati e poi analizzati sono riferiti al solo fieno. Consolidato il dato relativo alla sostanza secca, il fieno di medica è caratterizzato da un favorevole apporto proteico (17.4 ± 5.4 %). Il taglio posticipato penalizza il pregio di questa coltura perché ne deprime il valore proteico causa l'aumento del rapporto steli/foglie. Gli indicatori fibrosi consentono di segnalare uno sfalcio tardivo. La FG e NDF, infatti, si collocano a valori di 33.1 ± 8.4% e 48.6 ± 7.9%. Al prodotto con il tenore minore di NDF (39.4%) corrisponde quello maggiore in proteina (23.4%). Quello con la fibra più vecchia e ingombrante (NDF = 53.2%), ha un contenuto proteico di poco superiore al 12% (PG = 12.4%). La presenza delle ceneri è allineata con quella degli altri fieni (cen = 9.4%). Quanto accennato in precedenza in merito all'epoca di sfalcio è confermato dai dati sia dell'amido (5.2%), sia del b-carotene (4.0%). Il contenuto in calcio (0.99%) è, come atteso, maggiore rispetto a quello rilevato negli altri fieni. Il tenore di fosforo (0.44%) è allineato con quelli medi tabellari. Tabella 5. Caratteristiche chimiche dei campioni di erba.
L'erba verde rappresenta, tra gli alimenti impiegati per l'alimentazione zootecnica, in assoluto, quello più eterogeneo. Numerosi sono i fattori che concorrono nel determinarne le caratteristiche chimiche: sostanza secca, composizione vegetazionale, epoca di utilizzazione solo per citarne alcuni. Questi stessi fattori sono stati menzionati più volte in precedenza per richiamarne l'importanza. Nel caso specifico del foraggio verde concorrono tutti con la massima variabilità. Catalogare i foraggi verdi è un'impresa ardua e non scevra da rischi. In questa breve trattazione, che non vuole essere una sacra scrittura delle caratteristiche dell'erba, è tracciato l'andamento per i principali parametri nutrizionali che è possibile ricostruire in base ai prelievi effettuati, supportando con l'esperienze di campo maturata in questi anni di assistenza tecnica negli allevamenti di Piemontese. Il tenore in sostanza secca si attesta attorno a valori medi del 16-17% per pascoli e prati rispettivamente. La deviazione standard è elevata, con oscillazioni prossime al 25% del dato medio. Il valore minimo di sostanza secca è stato del 11%, il doppio quello massimo. La proteina mediamente nel foraggio da pascolo è al 15.5%, con oscillazioni in più o in meno del 5.5%. Per quella di prato il contenuto è di 17.2 ± 4.1%. La fibrosità del foraggio verde ( pascolo; FG = 21.3 ± 9.1%, NDF= 47.8 ± 7.5%, prato; FG= 26.1 ± 4.4%, NDF = 46.4 ± 7.5%) è migliore rispetto a quella riscontrata nei prodotti conservati. L'amido nelle erbe di pascolo è a livelli inferiori e più omogenei (2.1 ± 0.6%) rispetto a quelli registrati nei campioni dei prati (2.3 ± 1.1%). I b-carotene sono risultati maggiori per il prato rispetto al pascolo (72.1 vs 50.6) anche se il contenuto dei primi è molto eterogeneo. Calcio e fosforo sono presenti in concentrazioni simili e costanti in entrambi i gruppi di campioni, nell'ordine 0.99 e 0.49% contro 0.93 e 0.50% per pascoli e prati. La proteina è generalmente elevata anche perché le perdite delle parti nobili dei vegetali sono minori rispetto al cantiere della fienagione. L'anticipo della utilizzazione consentirebbe, sia per il pascolo sia per il foraggiamento verde, di migliorare l'apporto proteico. Analogo discorso è trasferibile alla fibra. Ci sono margini di miglioramento soprattutto per il pascolo. Per l'erba fresca destinata al foraggiamento verde non ci sono le stessa possibilità perché l'aspetto quantitativo prevale su quello qualitativo. Il maggiore contenuto in amido dei campioni prativi rispetto a quelli pascolivi probabilmente è da asserire alla maturazione del prodotto. La concentrazione dei b-carotene è favorevole e conferma la tesi dell'interessante contenuto di questi importanti precursori provitaminici nei foraggi freschi rispetto a quelli conservati. Per gli elementi minerali il contributo risulta maggiore rispetto ai prodotti conservati mentre il rapporto è costante. La concentrazione superiore potrebbe essere legata alla migliore capacità di raccogliere le parti fogliose del vegetale, quelle ricche di succhi cellulari. Tabella 6. Caratteristiche chimiche dei campioni di silomais
L'interesse, negli allevamenti di Piemontese, per l'insilato di mais è in aumento, soprattutto in pianura. Nelle aree meno vocate la sua presenza dipende dalle particolari condizioni pedo-climatiche. La disponibilità è, per lo più, stagionale. La tendenza è quella di limitare la produzione alla quota sufficiente per coprire il fabbisogno aziendale della stagione nella quale le temperature sono favorevoli per una corretta conservazione che, in linea generale, è quella compresa tra la fine dell'autunno e la prima parte della primavera (novembre-maggio). Un importante fattore che concorre alla buona conservazione del massa è l'avanzamento quotidiano del fronte nella trincea o cumulo di stoccaggio, soprattutto in estate. Nelle aziende di Piemontese le condizioni necessarie per soddisfare questo importante requisito sono appannaggio di una percentuale limitata di aziende. Occorre inoltre ricordare che il solo insilato di mais non può essere utilizzato come unica fonte fibrosa della razione ma è indispensabile supportarla con della fibra lunga per mantenere una corretta funzionalità della ruminazione. I campioni di insilato di mais sono caratterizzati da un tenore di sostanza secca simile, indipendentemente se di primo (34.4 %) o secondo (33.9%) raccolto. Il contenuto di proteina è simile per i due raccolti e si attesta, rispettivamente, al 7.4% e 7.5% per quelli di primo e secondo raccolto. I dati tabellari confermano un maggiore contenuto di amido per quelli di primo raccolto (35.2 ± 3.4%) rispetto a quelli di secondo (31.9 ±5.0 %). Il contenuto in fibra grezza è minore per quelli di primo (16.9%) rispetto a quelli di secondo (19.3%) raccolto. Il tenore in NDF riflette quello della fibra grezza, con una situazione più favorevole per il prodotto più precoce (34.5%) rispetto a quello più tardivo (38.2%). La concentrazione delle ceneri, simile per entrambe le classi di prodotto, è di circa il 4%. Gli elementi minerali calcio e fosforo sono presenti in quantità minori nel campione di primo raccolto (Ca = 0.21%, P = 0.25%) rispetto a quello di secondo raccolto (Ca = 0.24%, P = 0.27%) Il tenore in b-carotene è disponibile solo per gli insilati precoci ed è di 16.8 ppm. Per i prodotti fermentati è stato misurato anche il pH che si attesta, nell'ordine per i due raccolti, a valori di 3.6 e 3.7. Dai valori rilevati emerge la tendenza alla raccolta del prodotto al raggiungimento della maturazione cerosa della granella, per favorire il deposito di amido della spiga. Il prodotto della campagna 2000 rispetto a quello dell'anno precedente è caratterizzato da un maggiore tenore di sostanza secca nei due raccolti (I; 34.8% vs 30.1%, II; 34.3% vs 33.1%). Queste differenze possono essere determinate dal decorso stagionale che influisce sulla tempestività della raccolta. Il tenore proteico dell'alimento, composto da pianta e spiga, diminuisce con l'avanzare dello stadio di maturazione con variazioni, generalmente, non proporzionali alla diminuire dell'umidità. Nei campioni di primo raccolto il maggiore apporto energetico, espresso come amido, consegue ad un rapporto spiga/pianta più vantaggioso. I tenori di amido e proteina sono allineati con quelli attesi per questo tipo di alimento che rappresenta la principale risorsa energetica foraggera aziendale. Dal punto di vista zootecnico-nutrizionale, combinando i contenuti in amido e NDF emerge un quadro premiante il silomais di primo rispetto a quello di secondo raccolto. Il ridotto contenuto in ceneri indicano un quadro positivo. La probabilità di inquinamento con particelle di terreno è bassa. Queste sono pericolose perchè possono veicolare spore di batteri (clostridi) compromettenti la stabilità e salubrità dell'alimento prima, durante la conservazione, e dopo, in mangiatoia, con rischi per la salute degli animali. Il contributo degli elementi minerali è allineato con quelli indicati negli archivi delle analisi degli alimenti utilizzati in campo per allestire piani nutrizionali. Il b-carotene si colloca nel range definito dai foraggi verdi, quelli a maggiore contenuto, e dai prodotti affienati, i più poveri. Questo a conferma dei fattori influenti il loro contenuto. Il pH prospetta un corretto andamento dei processi chimico-fisiologici che sono la base per la stabilità, salubrità ed appetibilità del prodotto. |
|
| Sommario | |