1. Introduzione

L'allevamento del bovino di razza Piemontese è una risorsa specifica e peculiare della nostra regione ed interessa circa 6.000 aziende distribuite in tutto l'areale regionale, dalla pianura alla montagna. La Piemontese è un animale di taglia media che negli ultimi 50 anni si è nettamente specializzato nella produzione della carne, grazie alla selezione del carattere della groppa doppia, conseguente ad una mutazione genetica manifestatasi probabilmente sul finire del secolo scorso: in virtù di tale carattere l'animale Piemontese denota un marcato sviluppo del tessuto muscolare accompagnato da un ridotto deposito adiposo e da uno scheletro più fine. Il risultato è un animale in grado di dare rese alla macellazione elevate, con una carcassa ricca di tagli di prima scelta, povera in grasso ed in connettivo intramuscolare, capace quindi di fornire una carne tenera e gustosa, che risponde bene alle esigenze sia del consumatore che del macellaio.

La Piemontese si è mantenuta vincolata al territorio regionale creando uno stretto connubio con la realtà agricola del Piemonte. A ragione di ciò essa è stata a lungo misconosciuta dalla zootecnia internazionale e spesso anche penalizzata dalle politiche nazionali e comunitarie. In questi ultimi anni la situazione è progressivamente cambiata, grazie anzitutto alle azioni promozionali a livello nazionale ed internazionale, che l'hanno fatta conoscere ed apprezzare da un pubblico sempre più ampio e cosmopolita, tanto che oggi la Piemontese è allevata in oltre 30 nazioni ed è presente in tutti i continenti. Anche le recenti vicende, legate soprattutto alla comparsa della Bse, hanno contribuito a far riscoprire i pregi e gli indubbi vantaggi di una razza totalmente allevata in loco, della quale è possibile conoscere tutta la filiera e valutarne le diverse fasi del processo produttivo, una razza, inoltre, che viene allevata in stretta relazione con il territorio, da cui proviene la maggior parte degli alimenti che ne compongono la razione. In questo contesto la Piemontese si propone come una valida risorsa per la produzione della carne, una risorsa ancora da valorizzare appieno soprattutto sotto il profilo tecnico.

In questi anni l'agricoltura italiana, e la zootecnia in particolare, hanno subito gli effetti della globalizzazione dei mercati ed hanno visto progressivamente ridursi i margini di redditività economica. Ne sono scaturiti meccanismi diversi di adattamento alle mutate condizioni, che vanno dall'aumento delle dimensioni medie aziendali, allo sviluppo di forme di cooperazione tra aziende, laddove possibile, per sfruttare economie di scala. Determinante è stato nella maggior parte dei casi lo sviluppo e il miglioramento delle tecniche produttive, che ha consentito di ottimizzare l'utilizzo dei fattori a disposizione e ridurre i costi di produzione. Questo processo ha interessato soprattutto i settori "forti" dell'agricoltura italiana, quelli cioè in grado, per loro intrinseca caratteristica, di attivare ricadute economiche e commerciali importanti, mentre è stato molto più limitato nei settori a minor impatto economico, come appunto quello dell'allevamento del bovino Piemontese. I limitati numeri della razza Piemontese (circa 400.000 capi), la sua concentrazione territoriale, il modesto indotto commerciale determinato dall'azienda di Piemontese (autosufficiente per la maggior parte dei foraggi), la stessa limitata ricaduta del prodotto carne sul mercato della trasformazione (la carne bovina è uno dei pochi prodotti agricoli che non subisce trasformazioni industriali rilevanti) hanno contribuito a rendere poco interessante e poco sviluppato l'approfondimento delle conoscenze tecniche relative a questa forma di zootecnia.

La presente ricerca si inserisce in questo contesto ed intende ricercare soluzioni tecnicamente percorribili che consentano di recuperare efficienza economica in questa forma di allevamento. In particolare la nostra attenzione si sofferma sull'allevamento della manza e della vacca Piemontese, sulle modalità di stabulazione, alimentazione ed accoppiamento delle stesse e si propone di individuare le tecniche più idonee a migliorarne gli aspetti riproduttivi relativi alla precocità, alla facilità di parto, alla fertilità intesa come mantenimento dell'ottimale stato fisiologico della fattrice. Tra gli obiettivi della ricerca rientrano l'individuazione dell'età e dello sviluppo somatico ottimali per l'avvio della manza alla carriera riproduttiva, la definizione di fabbisogni "tipo" per la manza e per la vacca Piemontese, ancora oggi troppo poco conosciuti, la definizione di diverse tecniche alimentari, gestionali e riproduttive che possano rappresentare esempi semplici, concreti e applicativi per gli allevatori.

Coordinatore dell'attività è stata l'Anaborapi, l'Associazione degli Allevatori Bovini di Razza Piemontese che detiene il Libro Genealogico, e si è avvalsa della consulenza scientifica del Dipartimento di Scienze Zootecniche dell'Università di Padova, in particolare dell'equipe del prof. Giovanni Bittante, figura di riconosciuta competenza nazionale ed internazionale in ambito zootecnico.

Il progetto è stato organizzato suddividendo le attività su tre unità operative (U.O.) che hanno sviluppato aspetti diversi dello studio, come viene descritto dettagliatamente nel seguito. Unità Operativa Anaborapi: ha sviluppato lo studio degli aspetti nutrizionali, gestionali e genetici su un campione di 70 aziende iscritte al Libro Genealogico della Razza Bovina Piemontese. Nell'ambito di questa unità operativa l'Anaborapi si è avvalsa della collaborazione di:

- Co.Al.Vi. (Consorzio di Tutela della Razza Piemontese)

- Associazione Provinciale Allevatori di Torino

Unità Operative Istituto Sperimentale Zootecnia Sezione di Torino: ha seguito lo studio in stazione degli effetti di diversi regimi alimentari sulla precocità riproduttiva e sulle difficoltà al primo parto di un gruppo di manze Piemontesi. Ha seguito inoltre lo studio di alcuni parametri fisiologici associabili alla fase della gestazione e conseguentemente al parto, in funzione di utilizzarli quali possibili indicatori di difficoltà al parto. Quest'ultima parte della ricerca è stata condotta sia in stazione, presso l'azienda sperimentale "Il Merlino" di Caramagna Piemonte, sia su un sottocampione delle aziende seguite dall'Anaborapi.

Unità Operativa Dipartimento Agriselviter dell'Università di Torino: ha seguito lo studio del sistema foraggero delle aziende coinvolte nel progetto, approfondendo in particolare gli aspetti relativi al foraggiamento prativo. La relazione sull'organizzazione dell'attività viene conseguentemente suddivisa in tre parti specifiche per ciascuna delle Unità Operative coinvolte. La relazione dell'Anaborapi, inoltre, compendia le informazioni e le risultanze emerse dal lavoro delle altre U.O..

La relazione è stata organizzata secondo lo schema seguente:

- le strutture coinvolte nel lavoro

- materiali e metodi utilizzati per la raccolta dati

- i parametri disponibili al termine dei rilievi in campo

- le aziende censite: descrizione dei principali tratti significativi

- analisi di alcuni parametri descrittivi raccolti:

- il Bcs (Body Condition Score);

- il Peso Vivo;

- Misure Somatiche;

- gli Alimenti e il loro valore nutrizionale: descrizione e classificazione.

- analisi statistica a livello aziendale: studio dei valori medi aziendali in rapporto a diversi criteri di classificazione

- per tipo di foraggiamento estivo

- per tipo di foraggiamento invernale

- per tipo di stabulazione

- per mungitura

- gli apporti nutritivi per la vacca Piemontese

- analisi statistica a livello individuale: studio delle relazioni tra Bcs, alimentazione, gestione e performance riproduttive

- analisi degli aspetti genetici

- brevi cenni sulle basi genetiche della difficoltà di parto e del lavoro selettivo in atto

- analisi della situazione (consanguineità, valore genetico dei riproduttori)

- analisi delle esigenze aziendali sotto il profilo genetico

- strategie di accoppiamento e strumenti sviluppati

- lavoro svolto presso alcune aziende del Libro Genealogico e primi risultati

- considerazioni conclusive

 

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